L’idea che la Terra sia piatta, a dirla tutta, non regge nemmeno un esperimento fatto bene. Eppure gira ancora. Perché? Non per le prove – quelle ci sono, da secoli – ma per le storie. Brevi, facili, intuitive. Una narrazione pulita piace di più a chi ascolta, soprattutto quando profuma di “complotto svelato”.
Il cervello funziona così: cerca scorciatoie. Una storiella semplice batte un modello complesso nove volte su dieci. E in rete gli algoritmi fanno il resto: amplificano quello che cattura attenzione. E cosa cattura di più di una tesi che va controcorrente? Aggiungete il senso di appartenenza a un gruppo “che ha capito tutto” e la miscela è pronta.
Il cuore della faccenda è il bias di conferma. Guardiamo solo ciò che ci dà ragione e scartiamo il resto. Video traballanti, esperimenti casalinghi, prospettive sbagliate diventano “prove” perché si incastrano nella storia già scelta. Vale anche l’illusione di spiegare il mondo con due concetti buttati lì, più l’effetto Dunning–Kruger: meno conosci la fisica, più sei convinto di averla capita. Online poi arrivano like, meme, micro-consensi che saldano la convinzione: ogni notifica è un rinforzo. Piccolo, ma continuo.
La scienza invece funziona in un altro modo. Non serve salire su un razzo: bastano i fusi orari, le navi che spariscono dallo scafo in su, l’ombra curva della Terra durante le eclissi, le stelle diverse che vedi se viaggi di latitudine, le rotte aeree più corte passando “sopra”. Sono tutte osservazioni indipendenti, ma convergono nello stesso punto: la Terra è una sfera leggermente schiacciata ai poli. Non è la singola foto che conta: è che tutto, messo insieme, fa sistema.
Come difendersi? Tre domande rapide. Uno: cosa falsificherebbe questa tesi? (se la risposta è “niente”, non è scienza). Due: la spiegazione alternativa è più complicata della spiegazione standard? Tre: la fonte ammette di poter sbagliare? Cercate dati replicabili, numeri con l’ordine di grandezza giusto. E ricordatevi: cambiare idea con prove migliori non è debolezza. È il trucco che ci ha fatto capire, pezzo dopo pezzo, il mondo in cui viviamo.