Due o più gatti che convivono nella stessa casa talvolta si tollerano per il quieto vivere: le vere compatibilità dipendono da queste caratteristiche.
C’è chi ama i gatti al punto da volerne adottare più di uno. E poi c’è chi, guardando il proprio micio, è convinto che avrebbe bisogno di un compagno felino. Due situazioni diverse, ma che portano alla stessa domanda: i gatti vanno davvero d’accordo tra loro? Alcuni sì, vivono in perfetta armonia. Altri alternano coccole e zampate. E poi ci sono quelli che, semplicemente, sembrano non sopportarsi.
La verità è che – proprio come noi umani – anche i gatti hanno simpatie, antipatie e spazi personali da difendere. Capirlo prima di adottarli sarebbe l’ideale. E anche se può sembrare impossibile, la psicologia animale ci viene in aiuto: esistono infatti segnali e caratteristiche che aiutano a prevedere, con una certa affidabilità, se due gatti potranno convivere in serenità oppure solo sopportarsi a malapena. Senza dimenticare che, nel caso fossero già conviventi, non tutto è perduto.
Non tutti i gatti sono fatti per convivere, ma alcuni – per fortuna – sì. E non è questione di fortuna o di fusa a comando: la compatibilità felina ha basi concrete, e la scienza lo conferma.
Secondo uno studio pubblicato su Animal Welfare, le combinazioni migliori sono quelle in cui i gatti crescono insieme fin da piccoli, magari fratelli biologici o mici adottati in coppia. Anche i maschi castrati, se vivono esclusivamente in casa, sembrano avere rapporti più stabili, meno inclini allo scontro. In questi casi, persino un’unica zona di alimentazione non crea grossi problemi – a patto che il clima generale sia già disteso.
Ma quando questo equilibrio manca, basta poco a farlo saltare. Un’acicalata che dura troppo, uno sguardo fisso che diventa sfida, una rincorsa troppo insistente: tutti segnali che spesso leggiamo come affetto, ma che per gli etologi raccontano una convivenza fatta di compromessi.
In casa, il quieto vivere è un’arte sottile – soprattutto quando si condividono lettiere, ciotole e spazi ridotti. Le combinazioni più critiche? Gatti anziani accoppiati a cuccioli, personalità dominanti rinchiuse nello stesso perimetro, oppure mici con una storia di stress o traumi alle spalle. In questi casi, la tensione è quasi inevitabile.
Eppure, c’è un dettaglio curioso che lo studio ha messo in luce: i conflitti sembrano attenuarsi nelle case in cui vive anche un cane. Una presenza che, sorprendentemente, smorza le tensioni e riequilibra gli equilibri, quasi come se distraesse i contendenti o riportasse ordine nella gerarchia invisibile che regola le relazioni animali. Non sappiamo ancora il perché, ma il dato è chiaro.
Forse è solo un altro modo, tutto loro, per ricordarci che la convivenza – anche tra specie diverse – è possibile. Ma serve intelligenza, spazio, pazienza. E magari anche un cane che tenga d’occhio la situazione.
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